Sin dal 2001 offriamo assistenza sanitaria anche ai detenuti nelle carceri afgane.
Attualmente lavoriamo a Kabul con Centri sanitari all’interno di 6 carceri, tra cui Pol i Charki, il più grande carcere afgano: costruito per 5.000 detenuti, spesso ne ha ospitati oltre 10.000, con gravi conseguenze sulla salute.
Il nostro staff gestisce Centri sanitari anche nel carcere governativo, nel carcere femminile, nel carcere investigativo, nel Juvenile Rehabilitation Centre, il riformatorio di Kabul e nell’orfanotrofio maschile e femminile di Kabul.
Nel 2021 abbiamo effettuato oltre 33.000 visite nelle carceri, soprattutto per malattie infettive e patologie dell’apparato respiratorio e digerente, causate dalle condizioni di vita. 5.800 le visite effettuate nel 2021 nei due orfanotrofi.
In questi anni abbiamo anche portato assistenza ai detenuti in altre carceri del Paese: a Duab, nella valle del Panshir; a Sheberghan, nella provincia settentrionale di Jowzjan, dove erano sospesi i più elementari diritti umani; a Lashkar-gah, nel distretto di Helmand.
In alcuni casi, accanto all’attività medica ci siamo anche fatti carico della ristrutturazione dei servizi igienici, dello scavo di pozzi per l’acqua potabile, della costruzione di aree esterne per assicurare ai prigionieri pause regolari all’aria aperta.

Siamo convinti che il diritto alla cura sia un diritto umano universale che deve essere garantito a chiunque, senza discriminazioni. Per questa ragione, sin dal 2001 offriamo assistenza sanitaria anche ai detenuti di alcune carceri afgane.
A partire dal 2003, abbiamo aperto 5 Centri sanitari in cinque blocchi di Pol i Charki, che con 9.000 detenuti è il più grande carcere afgano. Qui ogni mese i nostri medici effettuano oltre 5.000 visite, soprattutto per malattie infettive e patologie dell’apparato respiratorio e digerente, causate dalle condizioni di vita interne al carcere. Il nostro staff gestisce Centri sanitari anche nel carcere governativo, nel carcere investigativo e nel Juvenile Rehabilitation Centre, il riformatorio di Kabul.
In passato abbiamo anche portato assistenza ai detenuti in altre carceri del Paese: a Duab, nella valle del Panshir; a Sheberghan, nella provincia settentrionale di Jowzjan, dove erano sospesi i più elementari diritti umani; a Lashkar-gah, nel distretto di Helmand.
In alcuni casi, accanto all’attività medica ci siamo anche fatti carico della ristrutturazione dei servizi igienici, dello scavo di pozzi per l’acqua potabile, della costruzione di aree esterne per assicurare ai prigionieri pause regolari all’aria aperta.
Nel corso del 2015 abbiamo sospeso l’assistenza nel carcere femminile di Kabul a causa di alcuni impedimenti burocratici. Le attività riprenderanno non appena raggiungeremo un nuovo accordo con le autorità competenti.
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L’accesso alle cure nel Paese
Un report che fotografa la situazione sanitaria nel Paese, attraverso la voce degli afgani intervistati nelle 10 province in cui operiamo.

AFGHANISTAN20
Il racconto dalla parte delle vittime di vent’anni di guerra, risultato di una ricerca sul campo condotta tra giugno e luglio 2021 nei nostri ospedali a Kabul, Anabah e Lashkar-gah.
Per approfondire
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